W Niatri

W Niatri

Produzioni

A cura  Annalisa Gariglio

Produzione  Perpetra

W NIATRI

«Non mi interessa ciò che muove l’uomo,

ma ciò che lo commuove»

(Pina Bausch)

produzione: Associazione Culturale Teatrusica – Palermo Teatro Festival
in collaborazione con: Associazione Culturale PerPetra

drammaturgia a cura di: Linda Dalisi

regia di Fabrizio Ferracane, Daniele Pilli, Michele Riondino

drammaturgia di Linda Dalisi

luci di Luigi Biondi

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Tre giovani passano le loro giornate nella strada in cui sono nati, tra sogni, fantasie, litigi, danze, ma sempre con l’idea romantica di una condivisione continua di ogni cosa. Non c’è intrusione che possa scalfire questo patto di vita comune. Almeno fino al momento in cui un evento troppo più grande di loro fa nascere silenziosamente un rovinoso senso del segreto. Quel segreto nasce forse dalla speranza che quei sogni improvvisamente si realizzino, o forse dall’errore di valutazione verso certi falsi miti di eroicità, o più semplicemente dal fato. Uccio, Mimmo e Andrea in questo momento del loro percorso smettono di essere semplici personaggi, per assurgere temporaneamente alla dimensione di creature abitate dal caos delle probabilità. Lo stato di attesa che li unisce, attesa di una svolta alle loro vite, ma anche di un niente imperituro che li custodisca per sempre nella sicurezza della loro strada, è il terreno su cui germoglia il seme della probabilità infinita. Essi sono e non sono allo stesso tempo: aspettano di nascere. Uccio, Mimmo e Andrea sono più di tre personaggi: sono tre metamorfosi in atto, che ci aspettano all’angolo della strada. Senza fare nulla. Nulla di particolare rispetto a ieri, o a domani. Piangono, ridono, litigano. Il pianto sembra dopo un po’ un riso. La risata senza fiato è un singhiozzare disperato. La lotta si trasforma in un abbraccio mozzafiato. Fino all’asfissia.

Uccio, Mimmo e Andrea vivono a cavallo di un passaggio, e la loro strada, quella che difendono quasi fosse una casa, è una frontiera. Ma questo non lo sanno. Non ancora. Devono andare, devono essere veloci, capricciosi, vincenti.

Tocca correre: uno per tutti, tutti per uno! In quell’ “uno”, in quella “singolare” moltitudine, in quella invincibile triade divina, si affaccia delicato il germoglio della prima solitudine. Una meravigliosa avventura, confusa e violenta, diventa esperienza di vita che ciascuno dei tre custodisce segretamente dentro di sé, consapevole che gli amici cercheranno nascondere la loro. Perché ciascuno si sentirà improvvisamente più adulto degli altri. Fino alla consapevolezza di un destino comune, come comune è stata la loro vita in strada.

Questi tre moschettieri armati di panino al salame in una mano e di dolore (o paura) di un segreto nell’altra, scorazzano senza sosta. Il confine tra la noia di una giornata che si ripete uguale alle altre, e l’euforia per la novità che viene a interrompere la monotonia è più labile di quello che si possa pensare. Quella novità può essere l’occasione di uno svelamento, di una liberazione da quel segreto, o solo di una fuga dalla propria condizione.